0, May 21, 2013
News
You are here: Home » Interview » EXO, l’auto elettrica geodedica.
EXO, l’auto elettrica geodedica.

EXO, l’auto elettrica geodedica.

Per descivere l’auto geodetica, abbiamo intevistato Mark Beccaloni e Mauro Fragiotta, laureati presso l’Università la “Sapienza” di Roma in “Industrial Design”.

1) In poche parole diteci chi siete e cosa fate. 

Siamo 2 designer, colleghi ed amici, con una forte passione per l’inusuale e la ricerca formale, nonchè appassionati di modellazione tridimensionale e “Reverse Engineering”.

Mauro attualmente lavora e vive a Milano mentre Mark è di base a Londra. Assieme abbiamo partecipato a progetti al di fuori della progettazione industriale, esordendo nel 2011 come Visual Designers per il famoso dj Robert Miles in collaborazione con il DUDE magazine, una rivista di arte e attualità.

2) Come è iniziata la vostra esperienza nel settore della progettazione?

Ci siamo conosciuti presso l’università La Sapienza, facoltà di architettura Ludovico Quaroni, dove abbiamo partecipato assieme ad una moltitudine di progetti, per poi decidere di orientarci verso il transportation design inseguendo una complessità dell’oggetto superiore. Lì ci fecero da maestri in nautica e car design: Giovanni Zuccon, Gino Finizio e Roberto Belisario. Con Zuccon portammo avanti un progetto di yacht asimmetrico mentre sotto la guida di Finizio e Belisario nacque la EXO, un approccio insolito al concetto di minimo in campo automobilistico.

3) A quali personalità del settore vi siete ispirati?

Eravamo molto interessati allo sviluppo delle superfici in stile Luigi Colani, anche se per la EXO ci siamo ispirati a molte tendenze del design estranee al car design in senso stretto, nella forma della EXO è possibile scorgere le poligonali linee della chair one di Grcic, con un tocco di design organico in stile Hadid e Lovegrove. Nacque così l’idea di uno chassis “full body” inseguendo il concetto di minimo funzionale, l’oggetto è a tutti gli effetti uno scheletro di una automobile portato verso l’esterno, infatti ricorda un osso craniale anche in termini di capacità strutturali. La EXO è quindi spoglia di sovrastrutture, un mezzo a tutti gli effetti naked.

4) Il mondo sta attraversando un momento epocale, che investe quasi tutti i settori, nel vostro cosa pensate si possa fare?

Nel nostro settore si può, ed è proprio quando qualcosa non avviene che sorge il dubbio. Nell’automotive vi è scarsa innovazione in termini di materiali o tecniche di produzione, le auto nuove possiedono un odore stantio, è un disegno che si ricalca costantemente da quasi un secolo ormai. Crediamo sia un peccato, specialmente se si pensa che la tecnologia è disponibile. Siamo convinti che il 3d printing sarà la prima forte scossa che colpirà una moltitudine di industrie, tale tecnologia eliminerà molte barriere realizzative, trasformando il consumatore in un ingegnere, entrando in una nuova era dei materiali e del custom.

5) Insieme avete progettato un’auto geodetica. Buckminster fuller aveva già lavorato sul progetto della dymaxxion, come mai definite la vostra auto la prima auto geodetica?

Definiamo EXO la prima geodetica poiché gli elementi geodetici nella macchina di fuller sono limitati alle divisioni delle vetrate, il mezzo più che essere geodetico è streamlined, mentre la EXO è un bodywork geodetico completo al 100%. La Dymaxxion rimane un mezzo incredibile, totalmente fuori dagli schemi per il 1933, specialmente se affiancata ad una ford model B dello stesso anno.

 

7) Come mai avete optato verso una forma così inusuale?

Di fianco alla EXO stavamo progettando con Zuccon un motoryacht asimmetrico, era un periodo estremamente florido dove forzare la forma per noi era concesso, un sogno.

 

8) Quale metodo avete usato per progettare tali forme?

La forma nasce da un esperimento di modellazione NURBS o modellazione organica, la casa delle matematiche geodetiche, pensare che l’oggetto in principio era un icosaedro regolare. Nel settore automobilistico tale modellazione sarebbe stata considerata una procedura sbagliata, solitamente vengono utilizzati modellatori superficiali, ma tali forme non sono ottenibili a “continuità” utilizzando software comunemente usati per l’automotive, è un limite dei programmi consoni non riuscire a gestire “star points”, cosa che i modellatori organici fanno quasi in un click. A fine progetto abbiamo condotto varie simulazioni tridimensionali di guida ed esportato con successo un file .stl per la lavorazione. EXO è un esempio di come non esista mai una esatta procedura da seguire per ottenere qualcosa, bisogna cadere nell’errore per generare innovazione.

9) Perché 3 posti?

La scelta insolita del numero di posti deriva da ricerche sui nuclei familiari moderni, si tende progressivamente a fare meno figli, specialmente nelle grandi città. L’idea di creare un mezzo costituito da 3 posti con guida centrale ci venne spontanea. Osservando la concorrenza, abbiamo fuso i volumi di una Toyota IQ con quelli di una Nissan PIVO. La IQ si presenta come una 3+1, mentre la PIXO è una 3 posti con guida centrale costituita da una equa distribuzione degli spazi, nonché da un facile sistema di accesso alle sedute posteriori. La EXO è una vettura divertente e fuori dagli schemi, centra il guidatore ed accomoda i passeggeri. Una veloce piattaforma minimale per un sistema urbanistico in tilt.

mark beccaloni e mauro fragiotta design EXO future concept

Mauro Fragiotta

Attualmente collabora a Milano presso lo studio di design AquiliAlberg, inoltre collabora attivamente con il gruppo Ragaini ad una moltitudine di progetti di interior design. contact

Mark Beccaloni

Attualmente lavora a Londra come designer freelance,è art director della EDM productions in Canada.Nel tempo libero progetta sistemi innovativi in ambito aerospaziale. contact

About admin

Scroll To Top